mercoledì 14 novembre 2012

Sogni "premonitori" riguardanti "i tempi prossimi a venire": a voi di valutare, intanto noi riportiamo il contenuto di questi sogni che ci sono stati riferiti.

Ci sono stati riferiti dei sogni da parte di una persona recettiva e sensibile, la quale sostiene appunto di avere sognato (mentre dormiva quindi) alcune cose che ricorda in modo vivido. Questa persona ritiene in cuor suo che si tratti di sogni dal significato "profetico", ritiene che "vengano dallo Spirito Santo", ritiene che essi "siano avvertimenti o uno sguardo concesso sui tempi futuri". Riportiamo (dopo averlo riassunto) il contenuto di questi sogni, lasciando ciascuno libero di valutare personalmente.

Primo sogno:  "La manifestazione dei demoni, i quali si renderanno visibili a molte persone". Sogno avuto in data "verso la fine di settembre del 2012".

" Ho sognato di essere nei luoghi in cui tuttora abito e che abitualmente frequento. Accadeva però qualcosa di speciale, unico nel suo genere. Per me, che sono credente e non sono nuova ad esperienze percettive inerenti l'esistenza di entità spirituali, di spiriti, quello che ho visto si tratta di una sorta di manifestazione straordinaria da parte delle cosiddette potenze diaboliche, dei demoni. Per chi non crede questo...beh, alcuni potrebbero pensare che "sono arrivati gli extra terrestri". In realtà "non sono arrivati": sono già qui da molto tempo. Solo che relativamente poche persone sono consapevoli della loro presenza e della loro azione, perché purtroppo la coscienza di molti è dormiente e perché molte persone non dispongono di energia e "sensitività" (recettività) sufficienti ad avere percezioni in tale senso. Comunque altre persone fin da ora li percepiscono, anche a me è capitato di poterli Sentire, di poter percepire queste presenza. Ma nel sogno accadeva qualcosa di diverso, che non riguardava "le persone sensitive" o le esperienze personali di un ristretto gruppo di persone. Nel sogno accadeva "un'invasione massiva". I demoni si rendevano visibili o comunque riuscivano a manifestarsi e a rendersi percepibili (o, letto all'inverso: gli esseri umani riuscivano a vederli e a percepirne la presenza). Molti esseri umani, non pochi individui che emergono dalla massa, ma moltissima gente, anche gli scettici, chiunque, indipendentemente da età, sesso, etnia, cultura, religione, studi, professione, status sociale, ricchezza o quant'altro.

Nel mio sogno, i demoni si manifestavano come... come sono, cioè li ho visto, in sogno, nelle stesse maniere e sotto le stesse diciamo "forme eteriche" nelle quali li ho visualizzati da sveglia, le volte in cui mi è stato dato di poterli visualizzare, nel corso degli anni, fino ad ora. Come li vedevo? Come umanoidi, antropomorfi, ma palesemente "alieni" cioè "altro da noi". Non erano umani né erano passabili per umani. Pur avendo un'andatura eretta, due gambe, due braccia, un tronco, un collo e una testa con occhi naso e bocca e orecchie (senza ali e senza coda) si vedeva subito che non potevano essere persone umane. Parevano "nudi" nel senso che non indossavano abiti come li intendiamo noi: pantaloni, felpe, magliette, o tuniche o che altro, neppure calzature. Nudi insomma, parevano nudi, e di colore variabile tra il nero e il grigio chiaro, con una prevalenza di grigio scuro/grafite. Quindi la loro "pelle" appariva liscia e scura, ma non "come i popoli africani o di carnagione molto scura", è un colore che nessuna carnagione umana può avere. Alcuni di loro erano grigio perlato o grigio molto chiaro, la maggior parte era grigio scuro. Ma ce ne erano anche di altri "tipi", cioè sul verde, e alcuni luminosi, dorati, comunque la maggioranza era scura.

Era una vera invasione; erano tantissimi !!!!!!!

Io francamente non ho visto "astronavi", io non parlo di "invasione aliena" perché questi Esseri sono già qui sulla Terra. Sono già arrivati, ma nelle circostanze che ho sognato essi si radunano e si rendono visibili oppure a noi umani è dato per qualche motivo (innalzamento del livello di energia disponibile forse) di riuscire a visualizzarli e a percepirli.

Queste creature che ho visto, questi alieni/demoni, sono stupefacenti e invadono le strade. Si spostano "a terra" compiendo grandi balzi e corse, raramente pare che "volino", più che altro compiono grandi balzi o qualcosa del genere, non come "i canguri" ma come chi cammina con falcate molto ampie. Sono agilissimi e molto veloci. Sono snelli e scattanti. Si disperdono qua e là, alcuni di loro cercando di entrare nelle case, negli appartamenti, cercano di insediarsi ovunque.

Talvolta attaccano gli esseri umani. L'aggressione agli esseri umani non è, in questo mio sogno, un fatto sistematico. Infatti mi è parso di notare che "soltanto alcuni esseri umani sono diciamo vulnerabili" all'azione diretta (aggressione fisica) da parte di tali creature diaboliche. Quando questi "diavoli" attaccano un essere umano, ciò significa che quella persona era vulnerabile nei loro confronti, cioè il suo livello di energia non è elevato, e il suo scudo eterico, aura, è danneggiato. Persone "non integre" e che "non si sono elevate a sufficienza" risultano essere "prede facili", mentre altre persone in condizioni energetiche (e quindi SPIRITUALI, perché quando si parla di spiritualità, si parla comunque di energia) migliori risultano essere meno attaccabili, quando non addirittura inaccessibili ai demoni. Bersagli impossibili per loro, che non perdono tempo a dare la caccia ad esseri umani "troppo forti spiritualmente/energeticamente, troppo protetti".

Come dire che "nel mio sogno i demoni attaccano gli empi, non i santi, che attaccano coloro che non si sono elevati, non i giusti e quelli che usano la preghiera e hanno un'alleanza con il Cielo".

Gli Esseri Celesti proteggono gli umani loro alleati. Gli Angeli proteggono gli umani che considerano "amici, alleati in Dio, in Cristo" dall'attacco dei demoni.

Le persone aggredite dai demoni, nel sogno, hanno triste sorte: viene loro succhiata energia, alcuni muoiono, altri "diventano pazzi", vanno totalmente in tilt, diventando anche pericolosi per quanti sono loro accanto. Alcuni vengono praticamente "posseduti" dai demoni diventando "un involucro umano contenente creature aliene in grande quantità, le quali influiscono pesantemente sul comportamento di quell'umano, su quello che dice, su quello che fa". In pratica alcune persone diventano "indemoniate" al punto da essere completamente in balia di tali spiriti, e da questi individui bisogna stare alla larga. Questo però capita a relativamente poche persone, mentre altre riescono ad essere protette e a proteggersi.

Comunque, anche coloro che non vengono aggrediti si scatena la paura. E' inevitabile. La paura però non è disperazione e la gente comincia ad organizzarsi. Anzitutto, nel mio sogno ho visto le persone che cercavano di rifugiarsi nei luoghi chiusi e soprattutto cercavano i "luoghi sacri".

Infatti ai demoni è poco conveniente agire nei luoghi sacri, quel tipo di frequenze energetiche li disturba, non sono le loro. Così la gente inizia ad affollare le chiede, i santuari, i luoghi benedetti, inizia a pregare, invoca Dio, la Madonna, San Michele, invocano gli Angeli e gli Angeli Guardiani (o Custodi) perché tengano distanti i demoni. Le persone entrano nelle chiese, pregano, accendono candele, fanno benedire le candele e gli oggetti sacri, li portano in tasca, al collo (medagliette, icone...) fanno benedire l'acqua, il sale... che poi queste, per chi non lo sapesse, sono tutte cose che di fatto si fanno già negli ambienti di esorcismo: acqua, sale e olio benedetti sono dei sacramentali.

Stare fuori, per le strade, non conviene affatto, è pericoloso. Anche quando i demoni non aggrediscono, star fuori è pericoloso perché c'è confusione, incidenti stradali, panico, persone indemoniate o persone che si stanno comunque comportando in modo violento e sconsiderato.

Nel mio sogno, la gente si rende conto che è meglio stare dentro luoghi chiusi e benedetti: chiese o abitazioni private, purché benedette, purché ci sia preghiera.

E' inoltre importante, come ho sognato, circondarsi "delle persone giuste" cioè quelle che non sono accessibili ai demoni, che non sono diventate né pazze né violente né fanatiche, ma che, nella mitezza, mantengono la calma, pregano, usano la preghiera e l'energia, portano addosso oggetti benedetti, e comunque hanno già alle spalle un loro percorso spirituale.

Le persone si rifugiano nelle case. Si chiudono in casa. In casa si spera abbiano provviste, qualcosa da mangiare per qualche giorno, dell'acqua, vestiti e coperte, candele benedette, acqua benedetta, modo di pregare con qualcuno che sa pregare, che lo sapeva fare già da prima.

E' assurdo aspettare "questi eventi" per incominciare ad avere una "vita spirituale": sarebbe troppo tardi. Alla preghiera bisogna pensarci subito, a frequentare i luoghi sacri e la Messa idem. Inutile pensare di poter fare in poche ore il lavoro di anni o almeno di intensi mesi di percorso spirituale...

Nel mio sogno io entro in una chiesa ma poi esco di nuovo per le strade. Mi sento protetta... attraverso a piedi un parcheggio, c'è con me una signora un po' anziana che non conosco, la quale mi segue e mi dice che è meglio entrare in un'auto parcheggiata perché l'autista del veicolo, una donna, ci apre lo sportello offrendoci di rifugiarsi all'interno dell'auto parcheggiata. La signora anziana non ha paura, sta pregando ed è tranquilla. Chi prega non ha paura, chi è "in grazia", chi "vive da giusto secondo il Cielo" non ha paura. Aiuto lentamente la signora anziana a salire in auto, così almeno starà seduta. Mentre lei si siede sul sedile io, che sono ancora fuori dalla vettura, alzo la testa e vedo uno spirito demonio, uno degli "invasori" che si è fermato a circa un paio di metri di distanza da me, è in piedi, fermo, e mi guarda. Lo guardo anche io e, nel sogno, mi pare di riconoscerlo come pure lui da l'impressione di riconoscere me.

In pratica, quell'alieno/demonio e io ci guardiamo in faccia con l'espressione di chi sta pensando qualcosa come: "ma ci siamo già visti in precedenza".

Questo è verosimile perché, da sveglia, ho avuto talvolta percezioni extra sensoriale riguardanti questi e altri spiriti. Ne ho già incontrati da sveglia, di questi esseri, come pure gli angeli, come pure le anime dei trapassati. Può dunque darsi che un incontro con quell'entità spirituale in particolare ci fosse già stato anche "prima di questi eventi straordinari, un incontro che ha interessato soltanto la mia vita privata". E infatti, nel sogno, io penso: "questo demonio qui somiglia a uno che ho incontrato in altre circostanze, molto tempo fa ormai... mi pare mi avesse detto di chiamarsi (ometto il nome in questa sede)".

Dato che quell'alieno/demonio, nel sogno, mi guarda osservandomi e non sembra aggressivo, ma piuttosto vagamente curioso, mi avvicino un poco a lui e gli chiedo di spiegarmi cosa sta succedendo, che cosa stanno facendo e come mai molte persone umane se non praticamente tutte riescono a vederli o almeno ad udirne le voci o percepirne la presenza in qualche modo, in modo nitido come mai prima.

Gli dico: - Di che si tratta? - facendo un gesto, come per alludere "a tutto queste cose". Immaginatevi quindi questa scena di me - sono una ragazza dall'aspetto comune -  che mi avvicino ad un demonio dall'aspetto comune, tipico di loro, e che si rende ben visibile ai miei sensi umani (e non solo ai miei ma pure a quelli altrui), alto poco più di me, snello e di colore grigio scuro, con il suo campo di energia. Mi avvicino di poco, lasciando comunque una distanza di almeno un metro circa tra me e quell'essere, per evitare che i nostri rispettivi campi di energia si compenetrino troppo (andrebbe a mio svantaggio e lui avrebbe potuto approfittarne per prendermi un po' di energia) egli chiedo: - Di che si tratta? -.

(E meno male che non gli ho detto - sarebbe stata una gaffe involontaria, ma non l'ho fatta: - Cosa diavolo succede? - ).

Questo demonio fa un cenno a sua volta, come dire:  - Eh! Fatti tremendi!-, cioè fa un cenno con la mano come a sottolineare la straordinarietà del contesto, cosa che comunque è palese a tutti e che è "sorprendente" non soltanto per noi umani, ma anche per questi demoni/alieni. Che siamo tutti quanti più o meno "allibiti" è scontato. Ma poi lui taglia corto: - Devo andare, abbiamo poco tempo! Abbiamo poco tempo! Ci resta poco tempo!-. E se ne va di corsa (a balzi, muovendosi in modo rapido) dopo aver ribadito che "sono trafelati" perché "resta loro poco tempo".

Time flies.

Insomma, avete presente il detto: "avere una fretta del diavolo"? Ecco, appunto. I demoni, nel mio sogno, correvano qua e là, e tutto di fretta, non si fermavano un attimo, avevano un gran daffare, e che confusione, che pandemonio veramente!


Con i demoni liberi qua e là non rimane davvero che chiudersi in casa o in un luogo sacro, ma al chiuso, con candele benedette accese, acqua santa e preghiere. E poi, dato che siamo anche "carne e sangue", ci vogliono provviste: acqua da bere e vivere per alcuni giorni almeno, e poi coperte, giacconi, roba per non patire il freddo. Il Cielo vorrà che siamo generosi, aprendo le case agli altri che sono per la strada, non a tutti, ma a quelli "buoni", alle persone che non sono violente, possedute e in balia dei demoni. E certo, importante anche portar dentro gli animali, le bestiole. Non che ai demoni interessino, loro vogliono gli esseri umani di preferenza, la nostra energia vitale, animica: le nostre Anime. Ma meglio portare in salvo le bestie, che nella confusione generale, se non sono al riparo, faranno più danni che altro. Quindi chi ha la stalla, il pollaio, l'ovile, il recinto con gli animali, le scuderie, i cani in giardino, i gattini... chiuda bene e metta al riparo gli animali. Ci sarà tempo per rifugiarsi, mica sarà tutto all'improvviso, che non è attaccato avrà tempo di organizzarsi.

E preghiera, pregare moltissimo!

Nel sogno poi la gente si chiudeva in casa e ad un certo punto, al culmine dell'invasione, si scatenava un "piccolo inferno sulla terra". Guai allora a quanti sono ancora per le strade, a vagare, senza pregare, senza chiedere l'aiuto del Cielo...

E il mio sogno finiva così: che c'era buio, tanto buio, buio pesto e non so cosa fosse questo buio, non ho capito da cosa fosse provocato: fumo nero, fuliggine? Era esploso qualcosa? Oppure i demoni, come ebbe a dire secoli fa un santo, veramente erano riusciti "ad oscurare il sole" con il loro numero?

Il mio sogno finisce così. Quello che più è pressante non è raccontare che "i demoni si rendono percepibili" e organizzano "sorta di scorribande caotiche" per le strade qua e là sulla Terra, o almeno nelle città dove la presenza umana è più massiccia (i demoni sono moltissimi, oserei dire nell'ordine di un qualche miliardo di spiriti): quello che, nel sogno, sentivo come più importante era notare e far notare l'importanza, ancora una volta, della conversione (Fede, non fanatismo), della preghiera e del fatto di portare al collo un qualcosa di benedetto: la medaglietta tradizionalmente chiamata "della Madonna miracolosa" oppure "lo scapolare" o altri oggetti benedetti, e accendere in casa candele benedette".




Sì, il sogno finisce così. Ma ci è stato detto che la persona che ce lo ha raccontato non è l'unica né la prima persona che riferisce sogni dal contenuto simile. Ciò significa che, prima di lei, altre persone avevano sognato o in qualche modo "avevano avuto la visione interiore" di simili eventi. Ciò significa che può darsi che qualcosa di verosimile, di potenzialmente probabile, almeno in parte, vi sia.

venerdì 21 settembre 2012

Antica Novena a S. Michele Arcangelo e ai nove cori degli Angeli (tradizionale)


NOVENA A SAN MICHELE E AI NOVE CORI DEGLI ANGELI

La novena a san Michele e ai nove Cori degli Angeli può essere fatta in ogni momento in comune o da soli. 

OGNI GIORNO
Recitare Padre nostro, Ave Maria, Credo, Confesso a Dio. Terminare con la seguente preghiera secondo i giorni:

 1° GIORNO 
IN ONORE DEI SERAFINI
Principe gloriosissimo della Milizia cele­ste, san Michele Arcangelo, difendici nella lotta contro gli spiriti maligni sparsi nel mondo per rovinare le anime. Vieni in soccorso degli uomini che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza e che ha riscat­tato a prezzo del suo sangue. Che cresca in essi l'amore per Dio e per il prossimo.

 2° GIORNO 
IN ONORE DEI CHERUBINI
San Michele, Principe della Milizia degli Angeli, io t'invoco, esaudiscimi. Ti sup­plico di prendere la mia anima, nell'ultimo giorno, sotto la tua santa custodia e di condurla nella pace e nel riposo, con le anime dei santi che attendono nella gioia la gloria della Resurrezione. Che io parli o che io taccia, che io cammini o che mi ripo­si, custodiscimi in tutte le azioni della mia vita. Preservami dalle tentazioni del demo­nio e dalle pene dell'Inferno.      
                                                           Secondo un manoscritto del XV secolo
 3° GIORNO 
IN ONORE DEI TRONI
San Michele, grande difensore del popo­lo cristiano, affinché tu compia degna­mente la missione che ti è stata affidata di vegliare sulla Chiesa, moltiplica le tue vit­torie su coloro che vogliono far crollare la nostra fede. Che la Chiesa di Gesù Cristo accolga i nuovi fedeli e faccia conoscere il Vangelo ai nostri fratelli del mondo intero. Che tutti i popoli della terra si riuniscano e rendano gloria a Dio.                                               Secondo Leone XIII

 4° GIORNO 
IN ONORE DELLE DOMINAZIONI
San Michele, tu che sei il Principe dei buoni Angeli, assistimi sempre con la tua bontà e salvami affinché, sotto la tua guida, io condivida la luce eterna. Che, gra­zie a te, il mio lavoro, il mio riposo, i miei giorni, le mie notti siano sempre rivolti al servizio di Dio e del prossimo.                                                          Secondo un inno del XII secolo

 5° GIORNO 
IN ONORE DELLE POTESTA’
San Michele, la santa Chiesa ti venera come suo custode e suo protettore. E a te che il Signore ha affidato la missione di introdurre nella felicità del Cielo le anime redente. Prega dunque il Dio della pace di sconfiggere Satana, affinché quello non trattenga più gli uomini nel peccato. Pre­senta all'Altissimo le nostre preghiere, affinché senza indugio il Signore ci faccia misericordia.                                                                                          Secondo Papa Leone XIII

 6° GIORNO 
IN ONORE DELLE VIRTU’
San Michele, difendici nella lotta affin­inché non periamo nel giorno del giudi­zio. Principe gloriosissimo ricordati di noi e prega il Figlio di Dio per noi. Quando hai combattuto il demonio, si è sentita in Cielo una voce che diceva: "Salvezza, onore, potenza e gloria al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen".                      
Secondo un responso della diocesi di Costanza

 7° GIORNO 
IN ONORE DEI PRINCIPATI
San Michele, Principe della Milizia cele­ste, incaricato da Dio di condurre la truppa degli Angeli, illuminami, fortifica il mio cuore agitato dalle tempeste della vita, innalza il mio spirito inclinato verso le cose della terra, rafforza i miei passi bar­collanti e non permettere che io abbando­ni il cammino del Vangelo. Aiutami anche a trovare un nuovo amore per servire i poveri e diffondi attorno a me il fuoco della carità.               Secondo papa Leone XIII

 8° GIORNO 
 IN ONORE DEGLI ARCANGELI
San Michele, tu che hai la missione di raccogliere le nostre preghiere, di pesa­re le nostre anime e di sostenerci nella lotta contro il male, difendici contro i nemici dell'anima e del corpo. Porta soccorso a tutti quelli che sono nello sconforto e ren­dici attenti ai loro bisogni. Facci sentire il beneficio della tua assistenza e gli effetti del tuo vigilante affetto.

 9° GIORNO 
 IN ONORE DEGLI ANGELI
San Michele, protettore della Chiesa universale, a cui il Signore ha affidato la missione di accogliere le anime e di pre­sentarle al cospetto di Dio, l'Altissimo, degnati di assistermi nell'ora della mia morte. Con il mio Angelo Custode vieni in mio aiuto e respingi lontano da me gli ngeli malvagi: non permettere che mi spa­ventino. Fortificami nella fede, nella spe­ranza e nella carità. Che la mia anima sia condotta nel riposo eterno, per vivere eter­namente con la Santa Trinità e tutti gli eletti.  

da "IL LIBRO DELLE NOVENE", Editrice Ancilla, C.P. 228, 31015 Conegliano TV (mail: ancilla@ancilla.it)
                                                         Secondo un’antica preghiera.  

mercoledì 15 agosto 2012

La stevia: un'alternativa allo zucchero? La proposta di Nastevia, l'Associazione Nazionale Italiana Stevia


Cosa è la stevia?

piantagione di stevia rebaudiana



La Stevia Rebaudiana è una pianta erbacea arbustiva perenne, di piccole dimensioni, della famiglia delle Asteraceae (Compositae), che cresce in piccoli cespugli su terreni sabbiosi ed in montagna. E’ originaria di una zona a cavallo del confine tra il Paraguay ed il Brasile ed in piena maturazione raggiunge gli 80 cm di altezza. Ha foglie verdi di forma oblunga con il bordo leggermente seghettato e fiori molto piccoli di colore bianco.
Questa pianta è conosciuta già da diversi millenni dai popoli Indiani Guaranti dell’area geografica del Sud-Americana (regione amazzonica), molto tempo prima che gli invasori dal Vecchio Mondo fossero stati attirati dalle bellezze del Nuovo, dato il suo potere dolcificante. Essi la chiamavano “Kaa he-he (termine nativo, che si traduce con la parola “erba dolce”), e la utilizzavano per coprire il gusto amaro dell’Ilex paraguayensis con cui preparavano un infuso chiamato “Mate” (il the Paraguay); e per la per la preparazione di pozioni medicinali o semplicemente utilizzata per il suo sapore dolce.
Il diffuso utilizzo di stevia è stata raccontata dagli spagnoli nei documenti storici conservati presso l’archivio Nazionale del Paraguay ad Asuncion; gli storici hanno descritto che tali popolazioni indigene utilizzavano le foglie di stevia "fin dai tempi antichi".
In poco tempo si diffuse l’utilizzo della pianta non solo in Paraguay e Brasile, ma in tutto il continente. Nel 1887, il dottor Moises Bertoni Santiage – direttore del Collegio di Agricoltura a Asuncion – ha iniziato a "riscoprire" questa erba, (dopo molte ricerche nelle foreste orientale del Paraguay), chiamando la pianta in onore del chimico paraguiano Rebaudi, il quale fu il primo ad estrarre la componente dolce della pianta.
Si dice, che Bertoni abbia scritto: "sono sorpreso dalla strana dolcezza della foglia, un piccolo frammento della foglia, solo pochi millimetri quadrati di dimensione è sufficiente a mantenere la bocca dolce per un’ora. Alcune foglie di piccole dimensioni sono sufficienti per addolcire una tazza di caffè o di tè".
La scoperta del dottor Bertoni comportò il punto di svolta per la stevia (considerando che prima del 1900 era cresciuta solo allo stato selvatico, con un consumo limitato a coloro che hanno accesso al suo habitat naturale), dato comprese la possibilità di poterla coltivare.
Infatti nel 1908, è avvenuto il primo e vero raccolto di stevia, con una tonnellata di foglie secche. In poco tempo, le piantagioni di stevia si diffusero rapidamente nel continente Sud Americano e non solo; il suo uso è cominciato ad aumentare, sia all’interno che al di fuori dell’ America Latina.
La Stevia Rebaudiana può essere impiegata come "dolcificante a zero calorie" sotto forma di:
  • Foglie fresche
  • Foglie tritate in polvere (20/30 volte più dolci dello zucchero)
  • Estratto in polvere (200/300 volte più dolce dello zucchero)
  • Concentrato liquido da estrazione acquosa e/o idroalcolica (circa 70 volte più dolce dello zucchero).
I COSTITUENTI EDULCORANTI DELLA STEVIA REBAUDIANA.
Nel corso della prima metà del secolo scorso, furono isolati e caratterizzati i composti chimici edulcoranti, caratteristici della Stevia, i quali furono chiamati:
  • Stevioside;
  • Dulcoside A, B;
  • Rebaudioside A, B, C, D, E, F.
Essi sono glucosidi di un diterpene tetraciclico del gruppo del caurano, il cui aglicone è denominato “STEVIOLO”. I due principali glucosidi delle foglie sono:
  • STEVIOSIDE, contenuto per il 5-10% del peso secco
  • REBAUDIOSIDE A, presente per 2-4%.
Lo Stevioside ed il Rebaudioside sono i componenti più dolci della STEVIA e si presentano, se raffinati, come una polvere quasi bianca o, se ottenuti mediante estrazione acquosa oppure idroalcolica, come un liquido trasparente. 
Le foglie di STEVIA possono differire nei quantitativi di glucosidi in funzione di diversi fattori, quali :
  • condizioni climatiche,
  • tipologia del terreno,
  • luminosità,
  • metodi irrigui,
  • sistemi di coltivazione, di lavorazione e di immagazzinamento.
Le diverse produzioni di STEVIA possono, a loro volta, essere valutate secondo criteri di aroma, sapore, aspetto e potere dolcificante. Per lo sviluppo della pianta si richiedono temperature temperate. La specie non sembra avere particolari esigenze nei riguardi del terreno. In natura cresce infatti su terreni poveri, sabbiosi, con falda idrica superficiale.
Non cresce bene nei terreni compatti, preferendo quelli sciolti; quindi è pianta di ambienti ruderali e di terreno smosso e lavorato più che pianta da prato; è abbastanza tollerante per l’acidità del suolo. Richiede un’esposizione soleggiata, ma vegeta bene anche in posizione semiombreggiata.
In caso di clima freddo può essere protetta mediante serre permettendo la sopravvivenza della parte basale che rivegeterà a primavera. In caso di clima molto freddo può essere ovviamente ricoverata in serra, riportandola all’aperto dopo le ultime gelate primaverili. Ma il suo habitat migliore è un suolo limo-argilloso, temperatura media di 20°C con 10 ore di luminosità utile e piovosità di 1.000 mm/anno : la zona subtropicale.


Le caratteristiche principali della Stevia Rebaudiana sono:
  • non contiene calorie;
  • non altera il livello di zucchero nel sangue;
  • inibisce la formazione della carie e della placca dentale;
  • non contiene ingredienti artificiale;
  • può essere usata per cucinare;
Campi principali di utilizzo della Stevia Rebaudiana (nei paesi dove è possibile utilizzarla):
  • diabete, comportando una riduzione del valore glicemico, stabilizzandone i valori;
  • obesità, viene usata nelle diete alimentari, poichè soddisfa la voglia di dolce, quasi sempre mette a tacere la "fame psicologica" di carboidrati (pane, pasta, ecc.) e di dolci;
  • iperattività;
  • pressione alta;
  • indigestioni;
  • riduce il livello di colesterolo;
  • giova alla pelle e la tonifica;
  • guarisce da dermatite, eczema, tagli e ferite lievi; viene utilizzata per i suoi effetti medicamentosi, dando beneficio al pancreas; è antifungina e antibatterica;
  • diminuisce i rischi cardiovascolari (arteriosclerosi), aumenta le difese antiossidanti e protegge la parete vascolare e venosa, regolarizzando la pressione arteriosa;
  • fornisce una gradevole soddisfazione primaria(il dolce) ed è e diminuisce le ’voglie’ di fumare e bere alcool;
  • utilizzabile nei prodotti della cosmesi e nella produzione di dentifricio;
  • in ogni settore dell’industria alimentare;
In tabella sono riportati gli usi concessi in diversi paesi del mondo:



GIAPPONE
concessoconcesso
KOREAconcessoconcesso
INDIAconcessoconcesso
ISRAELEconcessoconcesso
EUROPA (UE)non concessonon concesso
ITALIA (UE)non concessonon concesso
FRANCIA (UE)concessoconcesso
SVIZZERAconcessoconcesso
RUSSIAconcessoconcesso
U.S.Aconcessoconcesso
CANADAconcessoconcesso
AUSTRALIAconcessoconcesso
NUOVA ZELANDAconcessoconcesso
ARGENTINAconcessoconcesso
BRASILEconcessoconcesso
PARAGUAYconcessoconcesso
INDONESIAconcessoconcesso
CINAconcessoconcesso
TAIWANconcessoconcesso
MALESIAconcessoconcesso
HONG KONGnon concessonon concesso
SINGAPOREnon concessonon concesso

ADI (Allowable Daily Intake ) e fattore sicurezza

Esaminando (più opportunamente) i dati provenienti provenienti dai paesi che ne fanno uso corrente da molto tempo, la Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA) hanno stabilito una "dose massima giornaliera" (ADI o Allowable Daily Intake) di 4 mg/kg peso corporeo di steviolo (Roma, 17-26 Giugno 2008). In inglese ciò viene scritto: Allowable Daily Intake (ADI) of 0-4 mg/kg BW (expressed as steviol equivalents) has been accepted (safety factor 100). PAGINA 3
Questo limite, nello studio della JECFA, ha un fattore di sicurezza 100, ossia è 100 volte inferiore alle quantità che possono essere assimilate senza rischi dai soggetti di studio.
Il "Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA)" è un comitato internazionale di esperti scientifici, che è amministrato congiuntamente dalla Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). È attivo dal 1956, inizialmente per valutare la sicurezza degli additivi alimentari, ora il suo lavoro include anche la valutazione dei contaminanti, naturalmente sostanze tossiche e residui di farmaci veterinari negli alimenti.

Alcuni documenti:

JOINT FAO/WHO EXPERT COMMITTEE ON FOOD ADDITIVES Sixty-ninth meeting Rome, Italy, 17-26 June 2008 - SUMMARY AND CONCLUSIONS - issued 4 July 2008 a pag. 3
STEVIOSIDE IS SAFE! by Prof. Jan M.C. Geuns, Lab. Functional Biology, KULeuven Kasteelpark Arenberg 31, 3001 Leuven - Belgium
WHO FOOD ADDITIVES SERIES: 54 - STEVIOL GLYCOSIDES - da pag. 124
WHO Technical Report Series 928 - EVALUATION OF CERTAIN FOOD ADDITIVES - Sixty-third report of the Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives - da pag. 42
WHO TECHNICAL REPORT SERIES 952 - Evaluation of certain food additives - da pag. 63


Abbiamo scritto questo post riportando questi dati su gentile concessione di Nastevia:


Associazione Nazionale Italiana Stevia
Italian National Stevia Association
NASTEVIA


Via Don Giovanni Pujatti n.8
Prata di Pordenone - CAP 33080
ITALIA
Codice Fiscale 91075340934

Segreteria

e-mail: info@nastevia.it



Per informazioni complete, studi scientifici, domande e come procurarsi la stevia, contattate direttamente Nastevia e visitate il sito: www.nastevia.it


Foglie di stevia



martedì 14 agosto 2012

Esperienza ESP riguardante l'Anima di una defunta: Ari dai capelli rossi

Le righe che seguono descrivono un'esperienza di sintonizzazione su un'Anima di una giovane donna defunta, detta Ari "La Rossa" per via del suo colore di capelli.


Avevo incontrato Ari detta La Rossa un pomeriggio d'inverno, saranno quattro o cinque anni fa. Faceva piuttosto freddo quel giorno e aveva nevicato. Lei non aveva né berretto, né sciarpa né guanti e se ne stava lì ad aspettare l'autobus, come me, battendo i denti per il freddo.

Di certo le corse dei mezzi pubblici dovevano essere tutte in ritardo quella mattina e la neve, caduta di recente, era accumulata ai margini della strada dove diventava fanghiglia.

I capelli di Ari, rossi come erano, parevano l'unica nota di colore in quella giornata invernale grigiastra e sporca.

Sarà che io pure li ho rossi, ma non così rossi, sarà che io per prima desideravo compagnia e un antidoto alla noia di quell'attesa... fatto sta che mi avvicinai a quella ragazza e provai a scambiare qualche parola, cose banali, il freddo della stagione, il ritardo dell'autobus...

Lei era cordiale, le andava di chiacchierare e mi disse appunto di chiamarsi Ari - diminutivo di Arianna -, tuttavia mi accorsi che doveva essere un poco "sbandata". Pareva assonnata e stringeva in una mano un enorme pacchetto di patatine fritte che mi avrebbero fatto venire la nausea solo al pensiero di assaggiarle. Temevo me ne volesse offrire qualcuna, invece no per fortuna, e non ne mangiò neppure lei.

Quando l'autobus arrivò, salimmo entrambe sul mezzo e francamente speravo che la nostra conversazione potessi considerarsi finita. Invece Ari volle continuare a parlare con me anche in autobus, e si sedette proprio dietro di  me, così io, per non darle le spalle, dovetti sedermi di traverso, con tutto che non ho mai apprezzato neppure il mio profilo.

Più parlava e più mi pareva che, per quanto cordiale, quella Ari fosse un tantino sconclusionata. La pelle delle sue mani era rovinata dal freddo pungente e anche le labbra erano screpolate, ma a lei pareva non importare.

Mi disse che la sua vita era uno schifo, e che stava con l'uomo sbagliato. 

Non replicai e dissi solo che le auguravo di riuscire a cambiare in qualche modo la sua situazione. In realtà, non avevo idea di come vivesse.

Ogni tanto perdeva il filo del discorso e io non la esortavo a ritrovarlo. Ascoltavo e basta e penso proprio che non mi fosse richiesto di più, ne ci fossero diverse aspettative su di me da parte di quella giovane donna trasandata ma non troppo, e con i capelli lunghi, di un rosso strepitoso.

Non so poi come venne fuori che lei mi chiese se io credessi in Dio, o qualcosa del genere...forse aveva visto un piccolo rosario da dieci grandi che tenevo appeso tipo portachiavi alla cerniera della mia borsa. 

Le risposi che avevo tutti i motivi, razionali e sensitivi, per ritenere di dovermi relazionare ogni giorno con Dio, o come voleva chiamarlo lei.

Allora mi chiese di pregare brevemente con lei e io, senza badare alle poche altre persone presenti nel mezzo, acconsentii e recitammo a bassa voce, tra di noi, un'Ave Maria o forse più di una.

Ari mi prese le mani e sentii quanto fossero fredde. Intuendo che doveva comunque essere "un poco persa" almeno in quel periodo, la esortai, una volta scesa dal bus, ad entrare in un bar e bere qualcosa di caldo; le infilai nel palmo di una mano alcune monete (tre o quattro euro per un tè caldo in un bar potevano essere sufficienti, almeno lo erano nella mia città quattro anni fa!) e quando l'autobus fu nei pressi della mia fermata, decisi, in uno slancio di inatteso affetto, di regalarle anche i miei guanti di pile.

Lei mi ringraziò impetuosamente, il che mi meravigliò perché per un attimo parve poter uscire dal torpore del quale pareva essere preda. Scesi dal bus e mi voltai, notando che mi stava guardando lei pure, dal finestrino.

Me ne tornai a casa tenendo le mani in tasca, ma poi le faccende della mia vita quotidiana mi assorbirono al punto che, poche ore dopo, Ari "La Rossa" era già un ricordo.

Non pensai più a lei per diverso tempo, né ebbi modo di rivederla alla fermata del bus o altrove in città.

Sono passati penso oltre quattro anni da allora, roba da non credere, il tempo vola davvero...

Alcuni giorni fa, tuttavia, c'è stata una bizzarra coincidenza. Un'amica, volontaria in un'associazione che si occupa di offrire aiuto a barboni, tossicodipendenti e persone "che vivono per la strada", rispose ad una telefonata sul suo cellulare proprio mentre si trovava in casa mia, e si mise a parlare con un suo amico dell'associazione. Lui le stava dando la notizia del ritrovamento del corpo senza vita di una donna dai capelli rossi, conosciuta dai volontari di quell'associazione.

Lì per lì cercai di non interessarmi alla notizia, non mi riguardava, ma quando pronunciarono il nome Arianna, e dissero per la seconda volta che aveva i capelli rossi, iniziai a pensare che fosse la stessa donna con cui avevo parlato in autobus, con cui avevo pregato, e alla quale avevo infine donato poche monete e i miei guanti.

Interrogai la mia amica prima che se ne andasse da casa mia, descrivendole, per come la ricordavo, la ragazza da me incontrata alcuni anni prima. Entrambe giungemmo alla conclusione che fosse la stessa donna.

Non so esattamente di cosa sia morta, probabilmente di un'overdose, o forse si è tolta la vita.

- Ti ha detto il tuo amico di che è morta? - avevo chiesto.

- Della vita di strada e di disperazione - rispose lei. 

Così si muore quando non si trova una via di uscita, di riscatto sociale, un lavoro o le persone giuste da frequentare.

Non ne parlai con altre persone, né feci altre domande. Dovevo solo ottenere un buon margine di probabilità che fosse la stessa Ari dai capelli rossi, e l'avevo ottenuto. Non so neppure dove l'abbiano sepolta.

Alcune sere dopo decisi però di non archiviare il caso nella mia mente, e di sintonizzarmi su Ari, voglio dire, sulla sua Anima. Non mi aspettavo di Sentire nulla, e anzi devo dire che non è mia abitudine sintonizzarmi e aprire un canale con l'Anima di una persona della cui morte ho semplicemente sentito parlare. 

Nel mio territorio si verificano, come ovunque, diversi decessi nell'arco delle settimane e dei mesi, e io non mi sintonizzo su nessuno di quegli spiriti di persone trapassate. Neanche li conosco...

Ma ho provato con Ari perché ho pensato che, se non ero riuscita ad aiutarla concretamente quel giorno d'inverno (monetine e guanti a parte, ma di più non avrei potuto comunque fare per lei) avrei almeno potuto cercare di offrirle preghiere ed energia per elevarsi, nel caso fosse stata aiutabile, nel caso fosse stata alla mia portata, accessibile alla mia sensitività, nel caso ci fosse per lei una via aperta per il Cielo.

Non avrei scritto tutto questo se il mio tentativo fosse stato vano. 
La sintonizzazione sull'Anima di Ari, su Ari, non mi è pesata e anzi il collegamento, diciamo così, è avvenuto in modo fluido, senza sforzo e senza che io perdessi il contatto dopo pochi istanti, come spesso è invece accaduto in altri miei tentativi (ecco perché mi ero scoraggiata e avevo ritenuto che la mia soglia di sensibilità spirituale, o sensitività, non fosse sufficiente per gestire questo genere di esperienze in autonomia).

Mentre mi concentravo scivolando in una preghiera meditata, sul mio schermo mentale si formò l'immagine di una figura femminile che, staccandosi da un piccolo gruppo di altre persone, veniva verso di me e guardava un po' stupita, come se fosse stata chiamata.

Ebbi un'ispirazione da lei: "cerchi me?"

Risposi: "sì".

E inziai a pregare e più io pregavo più mi pareva che lei si rinvigorisse, come se traesse energia e ritrovasse le forze. Sembrò incoraggiata e contenta di quello che stavo facendo e non mi chiese di smettere. 

Io non le rivolsi la parola di mia iniziativa, non contatto gli spiriti, io prego e basta, visualizzo, raccolgo informazioni, ma non faccio domande. Quasi mai.

Lei parlò ancora, spontaneamente, le sue parole giungevano alla mia coscienza come ispirazioni, ma molto nette, estranee al mio pensiero: non venivano da me.

"Dove è qui?" chiese lei.

"Non lo so. Non so dove sei."

"Mi sembra di stare in mezzo a molta nebbia...avanzo come nella nebbia...ma al tempo stesso mi sento bruciare, eppure qui non c'è fuoco".

Pensai che doveva avere lasciato del tutto il piano di esistenza terreno ed essere in quella condizione/dimensione, accessibile solo ai puri spiriti e non ai corpi mortali, che la tradizione chiama "purgatorio". La sensazione di un fuoco che brucia senza ustionare, che pure non è in forma di fiamme, la sensazione di vagare senza capire dove si sta andando... sembrava un tratto di purgatorio profondo, ma non angosciante. 

L'Anima di Ari non era angosciata, semplicemente non si orientava e non aveva ancora acquisito cognizioni superiori, almeno non molte.

Seguitai a pregare per lei, perché avevo energia e tempo e amore...

La visualizzai nuovamente e vidi che innanzi a lei si diradava una specie di nebbiolina strana e si formava, laddove la nebbia se ne era andata, una sorta di via, di sentiero, e Ari prese a muoversi in avanti su quel sentiero che altro non era se non un tratto libero dal quella strana nebbiolina evanescente.

Vidi anche che, a non molta distanza da Ari, c'erano altri spiriti, tutti Anime: alcune stavano pressoché ferme, come in attesa, altre si cercavano tra loro o comunque rimanevano vicine. Notai anche che quelle tra loro che si accorgevano (non so come facessero) della mia presenza, o meglio, del mio intervento con Ari, si volgevano verso di me, cioè verso la mia prospettiva sull'intero scenario.

Quando scrivo "vidi" intendo dire che è come se un'immagine più o meno nitida si formi sul mio schermo mentale, come se potessi avere una sorta di "seconda vista" proiettata su mondi che non sono il nostro.

Più io pregavo infondendo ad Ari luce ed energia, più lei avanzava e la nebbia davanti a lei si diradava. Inoltre, notai che lei acquisiva anche informazioni sulla sua condizione e sul luogo in cui si trovava, notai cioè che la somministrazione di preghiera cioè di energia spirituale aumentava anche la sua consapevolezza generale.

Inoltre, più io pregavo e più attiravo senza volerlo l'attenzione delle altre Anime, quelle più vicine ad Ari o alle quali lei passava accanto muovendosi .

Spontaneamente, Ari mi parlò di nuovo, come se avesse appena capito qualcosa, un'intuizione sua personale della quale volle mettermi a parte.

"Durante la mia vita neanche avrei potuto dirmi cristiana. Ma è stato grazie alla Madre Tenerissima se ora sono qui".

Compresi che parlava con me e che voleva farmi capire che la sua vita non era stata (a parer suo) conforme agli insegnamenti di Cristo, ma la Madre di Lui l'aveva aiutata in qualche modo, ottenendole di conseguire salvezza e proseguire comunque il suo cammino, seppure in quella forma e in quella dimensione che a quanto pare era necessario attraversasse.

"Oh, Lei ha visto in me del Bene, ha guardato al mio cuore e ci ha visti dei meriti che io non sapevo di avere". Continuò quell'Anima, sempre più entusiasticamente.

Devo dire che è raro per me riuscire a mantenere un contatto così a lungo con uno spirito, ed è raro che quello spirito abbia voglia di raccontarmi di sé e delle sue vicende terrene o ultraterrene. Per questo lo sto scrivendo, perché mi capita raramente.

Dalle parole di quell'Anima compresi che non si trovava sulla Terra, bensì su un piano dimensionale che non è quello fatto di materia densa del quale noi facciamo quotidiana ed indiscutibile esperienza.

(di certo qualcosa di buono lo avrà avuto, per quanto io avessi notato che fosse un poco sbandata, era stata comunque molto gentile con me, e avevamo pregato insieme....).

Non mi meraviglio che abbia avuto Salvezza, dunque. Quando io dico "conseguire Salvezza" intendo dire "scegliere definitivamente di continuare ad esperire, in altre dimensioni, una logica di Amore, di continuare a fare esperienza di Dio".

Delle parole mi sorsero spontanee mentre pregavo nel mio cuore per Ari, sperando di non perdere il contatto con lei. Le pronunciai a voce alta, come fossero per lei e non per me. 

"Per la Misericordia e la Giustizia del Padre hai avuto questo, e per i meriti di Cristo, e per l'opera dello Spirito Santo, e per l'intercessione di Maria e dell'Angelo tuo, dei santi e, forse, di qualcuno sulla Terra che ti voleva bene".

Sì, anche il semplice affetto umano infatti può contribuire a migliorare le condizioni di uno spirito tormentato che lascia la Terra.

Ebbi l'impressione che lo spirito di Ari avesse ascoltato con attenzione quelle parole, ma che non riuscisse a comprenderne appieno il significato,  né penso comunque di riuscirci io. Erano parole ispirate.

Poi, improvvisamente, persi il contatto. Il fatto di parlare mi aveva o distratta o richiesto troppa energia. Continuai tuttavia a pregare e recitai un rosario fino alla fine, fino all'ultimo grano della corona.

Mentre finivo, ebbi l'impressione di potermi sintonizzare nuovamente, ma ero emozionata per l'esperienza vissuta, inoltre avevo udito dei rumori provenire dal piano di sotto e mi ero ricordata di dover dare da mangiare ai gatti... così interruppi io stessa quel tentativo di contatto e chiusi la preghiera e, di conseguenza, il canale che avevo aperto.

Mentre stavo in cucina, intenta ad aprire un paio di scatolette di cibo per gatti, il mio spirito custode mi rimproverò dolcemente: "non chiudere così in fretta questo tipo di canali: non è bene impedire ad un'Anima di parlare ancora".

Aveva ragione lui, era come sbattere il telefono in faccia a qualcuno, e io stessa avrei voluto sapere cosa Ari avesse ancora da dirmi. 

Dopo questo episodio non ho più fatto altri tentativi di sintonizzarmi sull'Anima di Ari detta La Rossa, perché la routine quotidiana non mi ha lasciato molto tempo libero, mi sono distratta di nuovo in cose mondane e non ho molta energia per sintonizzarmi su spiriti che si muovono su altri piani di esistenza. 

Ma semmai ci riproverò.







Padre Pio - Anime del Purgatorio



Padre Pio e le Anime del Purgatorio




Le apparizioni cominciarono già in tenera età. Il piccolo Francesco Forgione (futuro Padre Pio) non ne parlava perché credeva che fossero cose che accadevano a tutte le anime. Le apparizioni erano di Angeli, di Santi, di Gesù, della Madonna, ma alle volte, anche di demoni. Negli ultimi giorni di dicembre 1902, mentre stava meditando sulla sua vocazione, Francesco ebbe una visione. Ecco come la descrisse, diversi anni dopo, al suo confessore (nella lettera usa la terza persona). 

Francesco vide al suo fianco un uomo maestoso di rara bellezza, splendente come il sole, che presolo per la mano lo incoraggiò con il preciso invito: "Vieni con me perché ti conviene combattere da valoroso guerriero ". 

Fu condotto in una spaziosissima campagna, tra una moltitudine di uomini divisa in due gruppi: da una parte uomini dal volto bellissimo e ricoperti di vesti bianche, candide come la neve, dall'altra uomini di orrido aspetto e vestiti di abiti neri a guisa di ombre oscure. Il giovane collocato fra quelle due ali di spettatori, si vide venire incontro un uomo di smisurata altezza da toccare con la fronte le nuvole, con un volto orrido. Il personaggio splendente che aveva al fianco lo esortò a battersi con il personaggio mostruoso. Francesco pregò di venire risparmiato dal furore dello strano personaggio, ma quello luminoso non accettò: "Vana è ogni tua resistenza, con questo conviene azzuffarti. Fatti animo, entra fiducioso nella lotta, avanzati coraggiosamente che io ti sarò dappresso; ti aiuterò e non permetterò che ti abbatta".

Lo scontro fu accettato e risultò terribile. Con l'aiuto del personaggio luminoso sempre vicino, Francesco ebbe la meglio e vinse. Il personaggio mostruoso, costretto a fuggire, si trascinò dietro quella gran moltitudine di uomini di orrido aspetto, fra urla, imprecazioni e grida da stordire. L'altra moltitudine di uomini dal vaghissimo aspetto, sprigionò voci di plauso e di lodi verso colui che aveva assistito il povero Francesco, in sì aspra battaglia. 

Il personaggio splendido e luminoso più del sole, pose sulla testa di Francesco vittorioso una corona di rarissima bellezza, che vano sarebbe descriverla. La corona venne subito ritirata dal personaggio buono il quale precisò: "Un'altra più bella ne tengo per te riservata. Se tu saprai lottare con quel personaggio col quale or ora hai combattuto. Egli tornerà sempre all'assalto...; combatti da valoroso e non dubitare nel mio aiuto... non ti spaventi la di lui molestia, non paventare della di lui formidabile presenza. Io ti sarò vicino, io ti aiuterò sempre, affinché tu riesca a prostrarlo". 

Tale visione fu seguita, poi, da reali scontri col maligno. Padre Pio sostenne infatti numerosi scontri contro il "nemico delle anime" nell'arco della sua vita, con il proposito di strappare le anime dai lacci di satana. 

Una sera Padre Pio stava riposando in una stanza, al pianterreno del convento, adibita a foresteria. Era solo e si era da poco disteso sulla branda quando, improvvisamente, ecco comparirgli un uomo avvolto in un nero mantello a ruota. Padre Pio, sorpreso, alzandosi, chiese all'uomo chi fosse e che cosa volesse. Lo sconosciuto rispose di essere un'anima del Purgatorio. "Sono Pietro Di Mauro. Sono morto in un incendio, il 18 settembre 1908, in questo convento adibito, dopo l'espropriazione dei beni ecclesiastici, ad un ospizio per vecchi. Morii fra le fiamme, nel mio pagliericcio, sorpreso nel sonno, proprio in questa stanza. Vengo dal Purgatorio: il Signore mi ha concesso di venirvi a chiedere di applicare a me la vostra Santa Messa di domattina. Grazie a questa Messa potrò entrare in Paradiso ". 

Padre Pio assicurò che avrebbe applicato a lui la sua Messa... ma ecco le parole di Padre Pio: "Io, volli accompagnarlo alla porta del convento. Mi resi pienamente conto di aver parlato con un defunto soltanto quando usciti nel sagrato, l'uomo che era al mio fianco, scomparve improvvisamente. Devo confessare che rientrai in convento alquanto spaventato. A padre Paolino da Casacalenda, Superiore del convento, al quale non era sfuggita la mia agitazione, chiesi il permesso di celebrare la Santa Messa in suffragio di quell'anima, dopo, naturalmente, avergli spiegato quanto accaduto". 

Qualche giorno dopo, Padre Paolino, incuriosito, volle fare qualche controllo. Recatosi all'anagrafe del Comune di San Giovanni Rotondo, richiese ed ottenne il permesso di consultare il registro dei deceduti nell'anno 1908. Il racconto di Padre Pio, corrispondeva a verità. Nel registro relativo ai decessi del mese di settembre, Padre Paolino rintracciò il nome, il cognome e la causale della morte: "In data 18 settembre 1908, nell'incendio dell'ospizio è perito Pietro di Mauro, fu Nicola". 

Cleonice Morcaldi figlia spirituale tanto cara al Padre, ad un mese dalla morte della mamma, si sentì dire da Padre Pio al termine della Confessione: "Stamattina la tua mamma è volata in Paradiso, l'ho veduta mentre stavo celebrando la Messa". 

Quest'altro episodio venne raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio. Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all'altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l'altarefosse Frà Leone, poiché era l'ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: "Frà Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l'altare". Ma una voce, che non era quella di Frà Leone mi risponde ", "Non sono Frà Leone", "E chi sei?", chiedo io. 

"Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L'ubbidienza mi dette l'incarico di tenere pulito e ordinato l'altare maggiore durante l'anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all'altare senza riverire il Santissimo conservato nel Tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Aiutatemi". 

"Io credendo di essere generoso verso quell'anima sofferente, esclamai: Vi starai fino a domattina alla Messa. Quell'anima urlò: Crudele! Poi gridò forte e sparì. Quel lamento mi causò una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell'anima immediatamente in Paradiso, la condannai a restare un'altra notte nelle fiamme del Purgatorio". 

Le apparizioni per Padre Pio, potevano considerarsi quotidiane, tanto da consentire al Frate cappuccino di vivere contemporaneamente in due mondi: uno visibile ed uno invisibile, sovrannaturale. 

Lo stesso Padre Pio, confessava nelle sue lettere al suo direttore spirituale, alcune esperienze: Lettera a Padre Agostino del 7 aprile 1913: "Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di Sacerdoti fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. 

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n'ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei Sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lacrime che gli solcavano le gote. 

Si allontanò da quella turba di Sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai! E rivolto a me disse": 'Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell'agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. 

L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l'agonia. Come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l'incredulità. Quante volte ero lì per lì per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate... Scrivi al Padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al Padre provinciale...". Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo" (PADRE PIO: Epistolario I° -1910-1922). 

Lettera a Padre Agostino del 13 febbraio 1913: "...Non temere io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza - mi ripete Gesù -. Desidero che l'anima tua con quotidiano occulto martirio sia purificata e provata; non ti spaventare se io permetto al demonio di tormentarti, al mondo di disgustarti, perché niente prevarrà contro coloro che gemono sotto la Croce per amore mio e che io mi sono adoperato per proteggerli " (PADRE PIO: Epistolario I° 1910-1922). 

Lettera a Padre Agostino del 12 marzo 1913: "...Sentite, Padre mio, i giusti lamenti del nostro dolcissimo Gesù: Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore per gli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se li avessi amati di meno. Mio Padre non vuole più sopportarli. Io vorrei cessare di amarli, ma... (e qui Gesù tacque e sospirava, e dopo riprese) ma ohimé! Il mio cuore è fatto per amare! 

Gli uomini vili e fiacchi non si fanno nessuna violenza per vincersi nelle tentazioni, che anzi si dilettano nelle loro iniquità. Le anime da me più predilette, messe alla prova mi vengono meno, le deboli si abbandonano allo sgomento ed alla disperazione, le forti si vanno rilassando a poco a poco. Mi lasciano solo di notte, solo di giorno nelle Chiese. 

Non si curano più del Sacramento dell'altare; non si parla mai di questo Sacramento di amore; ed anche quelli che ne parlano ohimé! con quanta indifferenza, con che freddezza. Il mio Cuore è dimenticato; nessuno si cura più del mio amore; io son sempre contristato. 

La mia Casa è diventata per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che Io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell'occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio Cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe? Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze. 
Vedo, figlio mio, molti di costoro che... (qui si chetò, i singhiozzi gli strinsero la gola, pianse in secreto) che sotto ipocrite sembianze mi tradiscono con Comunioni sacrileghe, calpestando i lumi e le forze che continuamente dò ad essi... " (PADRE PIO 1°: Epistolario 1°-1910-1922).

venerdì 13 luglio 2012

Una "piccola" esperienza di vessazione diabolica

Prima Parte:

"Doll Brava" è il mio nickname.


Ho accettato di contribuire a questo blog perché conosco una delle persone che scrivono articoli qui dentro e so che sono persone "buone" e così mi sono fidata.


Sono una ragazza. Scrivo per raccontare la mia piccola esperienza di "vessazione diabolica", almeno così è stata chiamata. 


Diciamo che tutto è iniziato nel momento in cui io "aprii delle porte" ad "entità" malevole,  e lo feci perché in passato fui imprudente e vendicativa e rivolsi una richiesta agli spiriti sbagliati. 


All'inizio le cose riguardanti la magia e lo spiritismo mi parevano tutte scemenze, tutte superstizioni, "roba da Medioevo", come si dice.... credenze popolari e antiquate. Ora invece penso che, superstizione a parte, esistono veramente queste "entità", questi "demoni", queste "forze oscure" perché ho avuto questa esperienza e perché comunque molte persone hanno esperienze di questo tipi, simili o anche diverse, ma riguardanti comunque queste "entità" avverse.


Tutto iniziò quando conobbi un ragazzo. 


Mi piaceva e anche iopensavo di piacergli. Lui mi portò in casa sua, mi offrì un bicchiere di aranciata e poi decidemmo di guardare un film e parlare un po' tra di noi. Era la prima volta che andavo a casa sua, lo conoscevo da appena una settimana.Lo credevo un tipo tranquillo. Io ero una studentessa e lui era già laureato e aveva anche un lavoro. Dopo un po' di film, lui spense il televisore perché disse che si stava annoiando e si concentrò su di me. Pensai lì per lì che volesse solo tentare qualche effusione, per vedere come reagivo. Invece dopo pochissimi minuti mi chiese se volevo avere un rapporto sessuale, ma in quel momento mi parve che le cose stessero andando troppo di fretta, non era quello che avevo in mente io, lo conoscevo da una settimana e volevo aspettare per il sesso, aspettare di avere un dialogo con lui, un minimo di confidenza. 


Dissi che preferivo aspettare ancora un poco, e lui, di fronte al mio rifiuto del rapporto, cambiò atteggiamento. Ne fu molto contrariato. Si arrabbiò e disse che gli facevo solo perdere tempo. Poi mi diede uno spintone facendomi cadere sul divano e iniziò a spogliarsi perché voleva avere quel rapporto a tutti i costi e non sopportava di essere respinto da una ragazza. Si spogliò in fretta, mostrandomi con aria quasi di sfida il suo pene già eretto.


Io a quel punto, ancora sdraiata come ero sul divano, minacciai di denunciarlo se mi avesse violentata e lui, forse intimidito dalle minacce legali, rinunciò al proposito di fare qualsiasi cosa avesse in mente di fare, sesso o non sesso che fosse, e si rivestì (quindi alla fine non mi violentò). Poi mi chiese di andarmene da casa sua, dicendomi che si portava a letto altre donne... e non aveva nessun bisogno di me.


Solo alla fine si addolcì, anzi cercò di ridicolizzare tutto, si mise a ridere e voleva che pure io ridessi, mi disse che era stato solo uno scherzo, che dopo tutto capita di conoscere ragazzi che pensano solo a portarsi una tipa a letto. Queste sue parole non mi furono di alcuna consolazione, né mi fecero ridere. Ero umiliata e arrabbiata. Lo mandai a quel paese e lui non replicò niente, osservandomi mentre uscivo dal cancello di casa sua.


Sicuramente avrà pensato, guardandomi andare via: "una come questa meglio se ne vada, pianta solo lagne, chissenefrega di una così, me ne trovo quante ne voglio". 


Non era un ragazzo cattivo, forse era immaturo, forse era lui che "aveva bisogno" di usare le ragazze, anzi di abusare di loro e del loro affetto o desiderio di relazione. Pensava di poterle poi liquidare come se niente fosse, pensava: "piangeranno un poco, e poi si dimenticheranno dell'accaduto, e pure io". 


Invece io, a quei tempi, ero vendicativa. Altro che dimenticare. 


Mentre tornavo a casa, già una parte di me iniziava a meditare il proposito di fargliela pagare in qualche modo.


Arrivata nell'appartamento in cui abitavo, cercai di calmarmi, ma invano. Ero  sempre più arrabbiata ma non volevo piangere, bensì trovare il modo di restituirgli l'affronto. Doveva imparare la lezione. Per qualche istante pensai di denunciarlo veramente, di andare dai carabinieri e dire che aveva cercato di violentarmi. Purtroppo non avevo nessun testimone del fatto, eravamo solo io e lui a casa sua, era la mia parola contro la sua, e lo stupro, di fatto, non era avvenuto.

Peccato non avessi, all'epoca, delle amiche con cui confidarmi, o un fratello maggiore o degli amici che potessero andare da lui a.... rompergli il culo, così si dice (?) per come mi aveva trattata. Ero sola. Indifesa, e incavolata. 

Sapete, quando si è soli si fanno delle colossali scemenze, perché non c'è modo di confrontarsi con gli altri ed accogliere punti di vista talvolta migliori dei nostri. 


Lì per lì cercai dei "mezzi naturali" per risolvere la questione, le vie legali o chiedere aiuto a qualcuno. Le persone che conoscevo mi avrebbero probabilmente consigliato di gettarmi alle spalle tutta la faccenda e cercare ragazzi migliori con cui vedermi nel tempo libero. E avrebbero avuto ragione. 


Non ero però una ragazza dal carattere tranquillo. Per niente. Anche io ero immatura. Non riuscivo a non pensare a quello che era successo, ad esserne emotivamente distaccata e a rinunciare al desiderio di vendetta. 


Non riuscivo ad elaborare l'esperienza negativa con tutto l'avvilimento e la rabbia che ne erano risultate. Era la prima volta che venivo maltrattata e per me, per l'educazione ricevuta, ciò era semplicemente inammissibile.


Non riuscendo quindi a rassegnarmi e guardare avanti, e non trovando mezzi naturali, legali, ordinari, per risolvere la questione, decisi di provare, per la prima volta, a ricorrere a quelli preternaturali

Non lo avevo mai fatto prima, intendo dire, ricorrere alla magia per ottenere qualcosa ( e razionalmente dicevo a me stessa che non ci credevo per niente ). 


Non avendo alcuna preparazione specifica, né persone specifiche cui rivolgermi (ma anche conoscendo qualcuno, non lo avrei di certo contattato per roba del genere) mi arrangiai come potevo, lo feci per gioco.


Sì certo. Lo feci per gioco e per vendetta, per vendetta e per gioco.


Il risultato fu una specie "di preghiera", o meglio di richiesta, in cui spiegai brevemente il motivo della rabbia che provavo e dissi che volevo essere vendicata. In quell'intenzione misi tutta la mia rabbia e desiderio di rivalsa nei confronti di quel giovane uomo che mi aveva trattata male.


Cosa è stata dunque questa "magia"? Di cosa si trattò? Fu sostanzialmente una preghiera, solo che anziché rivolgere la mia intenzione a Dio, alla Madonna, agli Angeli la rivolsi ai Demoni, o meglio, non proprio a Satanao a Demoni personalmente (chiamandoli per nome) ma in generale a chiunque fosse stato in grado di ascoltarmi. Diciamo che "non feci nomi", e fu più come lanciare un messaggio senza destinatario, e chi lo trova lo trova. Beh, lo trovarono alcuni Demoni, che poi furono quelli che mi "vessarono" per qualche tempo.


Ovviamente mi sentii ridicola dopo avere fatto quella preghiera, anche perché il resto del rituale, trovato su un sito internet, prevedeva anche che dovevo accendere una candela e roba del genere, e questi mi parevano gesti inutili, perché non capivo il loro significato...ma ormai avevo iniziato e quindi conclusi, perché non era difficile eseguire il rituale. Poi misi via tutto, candela e preghiera, e andai a fare una doccia prima di dormire. 


Mentre mi addormentavo, pensavo: "ma sì, tanto l'ho fatto a casa mia, sono cavoli miei se recito strane preghiere e accendo una candela, che vuoi che sia, chissenefrega, mi andava di provare e l'ho fatto".


Devo dire che non ero stata crudele del tutto. Non avevo chiesto la morte,   né la malattia o la disgrazia di quell'uomo che aveva cercato di abusare di me. Lo avevo però voluto "legare", e volevo turbarlo, impedirgli di entrare e di uscire dalla mia vita come aveva fatto, come se niente fosse. 


Fui ovviamente un po' sorpresa nel trovarmi, pochissimi giorni dopo, un sms sul cellulare. Era di quell'uomo: mi aveva scritto che voleva rivedermi, che voleva parlarmi. 


Accettai di rivederlo in un locale pubblico.


Ci incontrammo così in un bar del centro, dove lui mi confidò di avere passato delle strane notti. 


Mi aveva sognata molte volte. Si svegliava di notte, turbato, e ogni volta che si addormentava di nuovo, mi sognava con insistenza. 

Diceva che pensava a me anche quando doveva fare altro, e che non riusciva a cacciare via dalla sua mente il pensiero di me. Ma di notte era peggio, perché mi sognava e stavo diventando rapidamente una specie di ossessione per lui. Disse di provare angoscia, disse che non sapeva se voleva davvero vedermi o meno, ma dato che pensava a me e mi sognava, incontrarmi gli sembrava una logica conseguenza.

Fui sorpresa delle cose che mi disse, ma attribuii tutto al fatto che lui era un uomo giovane e io una ragazza carina, e quindi l'attrazione e il desiderio tra noi erano inevitabili.


Alla fine si scusò per come mi aveva trattata e mi invitò ad uscire con lui per andare ad un concerto. 


Per tutta l'estate ci frequentammo, facemmo l'amore molto spesso (con me consenziente) e praticamente fummo una coppia anche di fronte alle altre persone, agli amici di lui e alla mia famiglia, dato che venne anche a pranzo da me un paio di volte. 


Sembravamo fidanzati.


Avevo dunque ottenuto quel che volevo, di legare quel ragazzo a me.

Io lo trattavo bene, lo ascoltavo e mi ci ero affezionata veramente, e lui a me, tuttavia non penso si potesse parlare di amore. 


La nostra era un'amicizia condita di sesso, ma al tempo stesso, più che una vera amicizia era un legame strano, che ci turbava e ci angosciava in modo inspiegabile. 


Non c'era spiegazione razionale all'angoscia, perché ci pareva di fare tutto in libertà, eppure non ci sentivamo liberi. 


A volte lui mi diceva: - Ti voglio bene, mi fido di te, ma non lo so se ti amo... eppure devo stare con te -. Voleva staccarsi, sganciarsi da me e io da lui, eppure non eravamo sereni con nessuna scelta neppure se presa di comune accordo. Stavamo insieme soffrendo che stavamo insieme ma dovevamo rimanere insieme e questo non è razionale, eppure l'azione di una forza misteriosa tra noi, per quanto "assurdo" possa sembrare mettere le cose su questo piano, era addirittura "palpabile".


Iniziai però ad esercitare la mia volontà perché per me era importante "fermare tutto" e  voler passare passare parte del mio tempo libero da sola, senza di lui, per riflettere. 


Eravamo attratti l'uno dall'altra come per mezzo di una forza misteriosa che ormai chiaro che andava oltre la mera attrazione fisica tra un uomo e una donna; questa "forza" sconosciuta non era, francamente, così potente, ma era efficace entro certi limiti. Per me fu fondamentale capire questo: che qualsiasi cosa io avessi chiamato in causa era potente, ma limitatamente potente. E poteva essere superata.


Quando, con la mia volontà, decisi di stare da sola a pensare, fui però libera di farlo e così mi resi conto che forse avevo cercato di manipolare un tantino le cose. 


Avevo un'amica che si era trasferita all'estero e sapevo che lei credeva in certe cose perché ne aveva fatta esperienza a sua volta. Le scrissi alcuni messaggi per raccontarle la mia situazione con quel ragazzo e lei mi rispose: - Smettila. Sei andata contro il libero arbitrio, cercando di influenzare scelte e comportamento di un'altra persona per mezzo di energie che sono pesanti, oscure, pericolose, che tu non conosci e non sai gestire. Inoltre, il tuo intento è stato egoista, immaturo, per niente vòlto all'accettazione delle esperienze negative, che pure ci tocca prima o poi di fare nella vita e dalle quali possiamo imparare. Cresci! -.


Dentro di me sentivo che l'amica mia, che dopo mesi di silenzio avevo contattato, mi aveva risposto con parole sagge.


Non cancellai il messaggio di risposta e anzi lo lessi e rilessi svariate volte, come volessi farlo entrare nella mente e assimilarne il contenuto. 


Il mio ragazzo non era felice, era deperito e mi aveva anche confidato, oltre quella frase che ho riportato, di avere strani pensieri, di sentirsi depresso e di provare a volte persino uno strano e vago desiderio di morire.


Come? All'improvviso? Settimana dopo settimana quel giovane uomo arrogante e sicuro di sé era diventato insicuro, malinconico, e accusava strani malesseri e pensieri di morte.


Ero allibita... io non volevo questo! Volevo solo ... già cosa volevo? Una stupida, infantile vendetta? Un compagno del cuore? In quel modo?!


Non pensavo neppure più a quella preghiera, anzi, a quella magia... perché tale fu. Ero molto scettica, e dicevo che era merito mio, del fatto che ero attraente, dolce, disponibile, se lui stava con me. Di certo, ci avevo messo di mio, ma rimaneva un fondo di oscurità in quella faccenda. 


Rimanendo sola per riflettere sulla mia relazione con quel ragazzo, ebbi modo, un fine settimana, di accettare l'invito di un'amica di vecchia data, con cui non mi sentivo da molti mesi, di trascorrere un weekend presso una comunità missionaria, per svolgere del volontariato e stare con persone giovani e simpatiche. Accettai l'invito perché nei mesi precedenti uscivo sempre e solo con il ragazzo e non frequentavo altra gente: volevo cambiare giro.


La positività della comunità missionaria mi diede speranza, mi sentii immersa in energia pulita, tra persone liete, oneste, senza "scheletri nell'armadio" come invece ne avevo io. 


Ad un certo punto mi tornò pure in mente quel mio bizzarro rituale, quel mio desiderio di vendetta. Fu come se la mia coscienza "si risvegliasse un po'" e cominciasse a parlarmi. 


Allora trovai il coraggio di raccontare questo fatto ad alcune persone lì presenti, tra cui una ragazza, la quale mi disse, senza mezzi termini: - Hai fatto ricorso alla magia per fare innamorare un uomo di te ed averlo come compagno? Perché da sola non eri riuscita a conquistarlo...ti aveva usata...e tu quindi hai pensato bene di vendicarti e di ricorrere a forze oscure, a potenze "altre", che neanche conosci... per avere quello che non riuscivi ad avere in modo normale, naturale, limpido. Ma ti rendi conto? Ma la dignità tu dove ce l'hai, sotto ai piedi? -.


Le parole di quella ragazza furono dure, dette così davanti a tutti poi. Arrossii violentemente perché nessuno mi aveva mai parlato in quel modo, così duro. Allora ricordai anche il messaggio dell'altra amica, che avevo letto e memorizzato. Era tutto collegato: avevano ragione loro. Ero stata immatura, superstiziosa nel senso che pensavo scioccamente di poter "scomodare" energie aliene e sconosciute ai più, o persino negate da molti, per i miei stupidi e meschini "moti del cuore" !


Dovevo ammettere che non avevo scuse e che dovevo iniziare a prendermi un po' di responsabilità e "crescere" anche dal punto di vista affettivo: non si può pretendere di ottenere l'amore di una persona, l'amore di un uomo,  e neppure giustizia o vendetta nei confronti di un torto subito, pregando entità indefinite, spiritiche per giunta, né mettendo in atto studiate strategie di seduzione e malizia.


Mi resi conto che, pensando di vendicarmi o di fare qualcosa di semplicemente "eccentrico", avevo preso in giro e danneggiato in realtà solamente me stessa.


Non avevo mai capito quanto era divertente e bello essere spontanea,  essere leale, amare veramente le persone ed avere il loro affetto senza ingannare, senza esibirmi, senza recitare, senza magia


Non sapevo proprio accettare le contrarietà, il rifiuto degli altri o semplicemente non tolleravo che le cose andassero in modo diverso da come io desideravo, e questo era molto infantile. 

Proprio da bambina viziata.

Tornata a casa dopo quel weekend di dialogo, preghiera e di lavoro nella comunità missionaria, mi sentivo tuttavia ancora dubbiosa. Forse stavo immaginando tutto, ero scettica, non potevo credere a superstizioni del tipo della magia e roba del genere. Superstizioni. Scherzi della nostra mente. 


Non ci sono altre "forze" all'infuori di quelle che studiamo a scuola o all'università nei corsi di fisica e simili. Non ci sono altre "forze" all'infuori di quelle dette naturali. 


Pensavo tutto questo per cercare di tranquillizzarmi da sola. Non poteva essere in azione nessuna forza ignota o malevola tra me e quel giovane uomo, solo il semplice fatto che ero una ragazza carina, e che ero riuscita "a conquistarlo" in qualche modo. A legarlo, d'accordo, ma per vie del tutto naturali, fisiologiche, di normale attrazione sessuale, intellettuale, amicale.


E il resto non veniva da me, però.


Qualche giorno dopo, andai a casa del ragazzo e lo trovai in condizioni pietose.


Non l'avevo mai visto in quello stato. Lo trovai raggomitolato sul divano del salotto, e dovetti aiutarlo a mettersi seduto. Mi disse che aveva trascorso un fine settimana orrendo, pieno di angoscia e di pensieri che più negativi non li aveva mai avuti. Poi si mise a piangere. Piangeva come un bambino spaventato e confuso. Cercai di confortarlo, ma invano. Riuscii  solo ad infondergli un po' di speranza dicendogli di non ascoltare pensieri negativi, perché io sapevo che c'erano ancora cose buone nel mondo, e persone buone. Ascoltando queste mie parole, si rassicurò un po' e riuscì a tirare avanti nei giorni successivi, continuando ad andare al lavoro. 


In quei giorni, io iniziai a provare il desiderio interiore di cambiare,di diventare più donna e meno ragazzina, e così un pomeriggio cercai e trovai la roba che avevo usato per "fare la magia" contro quel ragazzo, e buttai via tutto, dicendo a voce alta che non volevo più niente di quelle cose, che dichiaravo tutto finito, tutto spezzato, tutto distrutto.


Anche se ripetevo a me stessa la filastrocca mentale che non esistevano altre forze all'infuori di quelle fisiche e naturali, sentivo che dovevo mettermi a pregare per spezzare un legame che naturale non era, che non sottostava alle leggi note, ma che pure sentivo come presente, come realmente esistente.


Proclamai dunque a voce alta: - Dichiaro che questo legame tra me e quel ragazzo, se provocato da forze oscure che non sono io, è spezzato, è distrutto, non lo voglio più! Amen! -.


Poi, vincendo scetticismo, timidezza e vergogna, decisi anche di andare a confessarmi veramente con un sacerdote, anzi un frate, molto buono e attento ad ascoltare le persone, che vive in un convento nella mia città. Fui onesta e ammisi di avere voluto prevaricare e legare a me una persona. Parlai anche della mia rabbia e desiderio di vendetta. Notando che il mio proponimento di non cadere più in simili errori e meschine dinamiche di rivalsa era sincero, ottenni l'assoluzione e in quel momento stesso visualizzai dentro di me come un laccio che si spezzava, lo visualizzai sul mio "schermo mentale" sotto forma di una specie nastro di raso rosso che si scioglieva delicatamente, non dal mio polso, ma da quello del ragazzo, e poi svaniva.


Fatto questo, rimasi ferma nel mio proponimento di essere leale e comunicai al ragazzo che dovevamo fare una vera scelta: se fossimo rimasti insieme, la nostra sarebbe stata una relazione onesta e lieta, più matura, senza negatività. Sarebbe stata una libera scelta di entrambi, una scelta naturale, responsabile, umana, senza costrizioni. Diversamente, ci saremmo lasciati, non saremmo cioè più usciti insieme come una coppia e non avremmo più fatto sesso insieme. Lui rispose che non voleva impegnarsi con me, che mi vedeva come la sua migliore amica (!) come una confidente, come una sorellina, e che gli piaceva il sesso e che sentiva che c'era stato un legame strano tra noi, diverso, artificiale, non naturale. Ma non mi voleva come vera compagna, al di là di ogni seduzione e di ogni magia di sorta.


Era la prima volta che lui riusciva a rivendicare il suo arbitrio innanzi a me, era la prima volta dopo molti giorni che si esprimeva in modo schietto con me, senza lagnarsi.

Quindi il cambiamento, come ci fu per me, ci fu pure per lui, in termini di una ritrovata e rinvigorita libertà decisionale.


Allora ci lasciammo e ci sentimmo a modo nostro liberati. Andammo anche nella chiesa del convento di quel frate che conoscevo e pregammo brevemente volentieri, nonostante ogni scetticismo di fondo che lui pure aveva, per ringraziare che fosse finita, che fossimo riusciti a separarci con una libera scelta.


Poi fu tutto più facile. Non provai più nessun desiderio di avere quell'uomo, anzi iniziai a chiedermi come avevo fatto, nei mesi precedenti, a stare con lui. Non mi piaceva più, non mi attraeva più. Guardavo al passato e pensavo: "ma che ho fatto, ma come ho fatto, ma non aveva senso".


Non provai mai più desiderio di vendicarmi di nessuno e compresi che è sciocco e pericoloso fare ricorso alle forse occulte per coercire la libertà di scelta degli altri e manipolare in modo nascosto le situazioni e le persone per servire il nostro interesse in modo egoista. 


Contenta di questo mio progresso, dell'avvenuto salto di qualità in termini della mia maturazione psico-affettiva, pensavo di poter trascorrere una vita normale, tranquilla, piena di impegni gioiosamente affrontati e di relazioni umane positive. 


Mi sbagliavo.


Passarono mesi, e poi mi fu "presentato il conto". Con queste parole intendo dire che feci esperienza di come le "forze oscure" di cui negavo ma al tempo stesso affermavo l'esistenza si presentarono nella mia vita in modo diverso da prima, in modo disturbante. Non certo per rendermi un servizio, ma quasi per rimproverarmi, castigarmi, vendicarsi, vessarmi. Non so bene neppure io che cosa volessero, fatto sta che per qualche tempo non vollero lasciami in pace e lasciarmi proseguire contenta su vie di relazioni positive e leali.


Concludo qui la prima parte: questo post spiega come tutto è iniziato, i presupposti, lo svolgimento, e il cambiamento di disposizioni interiori, che poi, suppongo, è condizioni indispensabile per il bene, cioè la volontà di bene, volgere il cuore e la mente a ciò che è bene veramente, e che non è relativo al mero soddisfacimento di egoistici desideri.





Parla Nobisco: abbiamo deciso di dare spazio alla "testimonianza" di questa ragazza perché emergono alcuni elementi in essa sui quali vorremmo soffermarci brevemente.


1. Il tipo di persone coinvolte nella vicenda: una ragazza e un giovane uomo. Ma che persone sono? Il giovane uomo si rivela da subito essere una persona disturbata, quasi ai limiti dello stupro, in cerca di un rapporto sessuale che non può avere, in cerca di poter abusare di una ragazza la quale sperava di trovare in lui un possibile compagno, non solo un uomo con cui avere un'esperienza sessuale.  La ragazza a sua volte è immatura: offesa dal torto ricevuto dall'uomo e incapace di trovare soluzioni razionali e naturali (una denuncia, chiamare le amiche o degli amici) come pure di elaborare emotivamente l'esperienza negativa e gettarsela alle spalle, decide addirittura di vincere ogni scetticismo e adottare una logica apparentemente irrazionale e superstiziosa: quella del ricorso al "preternaturale", inteso persino in senso negativo, oscuro, diabolico. La "magia" è vista come il mezzo per "ottenere ascolto" ed essere esaudita da "potenze misteriose" , dai demoni, che, pur non facendo parte dell'immaginario acquisito né delle percezioni extra sensoriali della ragazza (almeno non all'inizio) ad un certo punto decidono di intervenire dapprima in modo pressoché nascosto ed invisibile (la ragazza si limita a fare menzione di un "qualche tipo di forza sconosciuta") e poi in modo manifesto (nella seconda parte della testimonianza).


Ci pare palese il collegamento tra la tentata violenza sessuale, il torto subito, la rabbia e l'immaturità di chi, non sapendo gestire adeguatamente un problema, pensa bene di invocare "intelligenze spirituali" di cui non conosce nulla, in modo imprudente, oscillando non tra la tentazione e la rinuncia ad essa (saremmo già nel campo della fede e dell'etica) quanto piuttosto tra un "non ci credo ma vorrei fosse vero e comunque chissenefrega se lo faccio" che è tipico di un atteggiamento immaturo, poco recettivo, egocentrico e che denota ignoranza ed impreparazione spirituale oltre che immaturità psico-affettiva e solitudine esistenziale.


La ragazza non è "stupida" ma era incapace di elaborare le esperienze negative e di circondarsi di persone amiche, riuscendo invece solo a desiderare di vendicarsi, per quanto in modo eccentrico e pericoloso.


2. Ignoranza spirituale e mancanza di sensitività. Chiunque abbia un minimo di cognizione riguardante le entità spirituale e il loro modo di agire, e un briciolo di buon senso, si guarderà bene dal ricorrere ai "servizi dei demoni" per ottenere cose di una futilità impressionante, o per inseguire umani e mediocri "moti del cuore", appunto. 

E' vivamente sconsigliato cercare di ricorrere alle potenze diaboliche per ottenere non importa che. Come si suol dire "chi entra nella bottega di Satana" paga spesso un prezzo altissimo, magari non subito ma anche a distanza di anni, un prezzo di turbamento, di non-pace, di ossessione, di prigionia emotiva e spirituale, a volte anche di separazione, disperazione, di malattia e di morte, se non la propria, quella di qualcuno che ci è vicino (i demoni colpiscono chi vogliono e chi riescono a colpire, anche persone della stessa famiglia, ignare di quanto era stato fatto, ma vulnerabili).

3. Intervento positivo tanto da parte della razionalità della ragazza, comunque presente, e quindi della ragione (la Ragione è "figlia di Dio") quanto delle persone che lei ad un certo punto si mette a frequentare (i giovani della comunità missionaria) la quale la esortano a "fare il pieno di positività" e a diventare responsabile.


4. Vediamo come a questo punto la ragazza fa una sua scelta personale, di  rompere una relazione che portava angoscia tanto a lei quanto al giovane uomo che stava con lei e che lei aveva, naturalmente e/o preternaturalmente "legato" e di "voler crescere" e puntare a qualcosa di meglio che una storia di sesso angosciante ottenuta mediante... il sesso come pure mediante l'intervento inizialmente dubbioso ma poi manifesto di alcuni spiriti diabolici (quelli che evidentemente avevano deciso di "ascoltare" il messaggio senza destinatario nominale della ragazza).


NON FATE COSE DEL GENERE.



Seconda Parte:


Ho concluso la prima parte spiegando come tutto era incominciato e come mi ero resa conto di dover cambiare alcune (o molte) cose di me stessa, del mio modo di relazionarmi con gli altri e di gestire le contrarietà e le ambizioni.


Avendo compreso la necessità del cambiamento e deciso di agire di conseguenza, ero entusiasta di poter riconoscere e adottare comportamenti più maturi e compiere scelte relazionali oneste e responsabili.


Non ero tuttavia preparata a gestire quelle forze avverse che si scatenarono contro di me per qualche tempo in seguito alla mia decisione di abbandonare completamente qualsiasi altro tipo di ricorso alla magia.


Un mattino che dovevo andare a lezione all'università mi svegliai con la netta sensazione di non essere da sola in camera. Mi pareva ci fosse qualcuno, più di uno.


Ero sveglia, non sognavo. Mi misi seduta sul letto e mi guardai attorno. La luce del mattino filtrava dalle tende. Vidi con i miei occhi delle sagome scure che si muovevano in camera mia, a poche decine di centimetri di distanza dal mio letto. 


Non saprei dire come fossero, suppongo fossero entità di qualche tipo, non vidi nessun dettaglio, per esempio, facce o nasi o bocche, solo forme scure che si muovevano rapidamente e mi sentivo osservata da loro. 


Questo durò un minuto al massimo, poi io cambiai posizione perché volevo accendere la luce e anche alzarmi. Quando iniziai a muovermi, una di queste sagome scure si avvicino a me e anzi direi che spiccò un salto e salì così sul mio letto. Da scura che era, cambiò colore e diventò blu elettrico. Allora pensai che doveva trattarsi di una qualche forma di energia. Era circa sferica e sembrava "elettrica". 


Si avvicinò ancora a me (io ero stupefatta e non mi veniva in mente niente da dire o da fare), ma lentamente.


La guardavo meravigliata. Quando fu a meno di trenta centimetri di distanza da me, emise pure un suono. 


E che suono!


Stava ridendo.


Sì sì, erano proprio risatine quelle che udii provenire da quella piccola sfera di energia che pure pareva avere volontà e intelletto propri, in qualche maniera.


Era come se facesse un verso del tipo: - hi hi hi -. Come una risatina.


Era piccola. Fatta di energia. E stava innanzi a me ridacchiando.


Devo essere completamente ammattita.


Una parte della mia mente rifiutava quel genere di esperienza, perché non riusciva a comprenderla, ad interpretarla, a collegarla a qualcosa che io potessi avere studiato a scuola o sentito altrove. 


Eppure la stavo vivendo e la ricordo ancora oggi, vividissima.


Uscendo dal mio stupore (beh, non potevo rimanere allibita per interi minuti) mi venne spontaneo aprire la mano verso quella forma di energia e non appena "le offrii il palmo", lei ci saltò sopra. Quella sfera di energia che se la rideva del mio stupore, quell'entità insomma, era piccina e mi stava sul palmo di mano. 


Bellissima. 


La fissavo nei suoi bagliori che avevano un colore elettrico, notando anche che il contatto mi aveva dato una sensazione come di ricevere una piccola scossa, eppure la mia pelle non riportò ustioni o altri segni. Era però un contatto con una qualche forma di energia.


- Che figata -. Mormorai, al che la piccola sfera ridacchiò di nuovo. Sembrava si divertisse.


Poi gli altri, che erano rimasti sul pavimento, più distanti dal letto, si mossero di nuovo e io ebbi l'impressione che parlassero a quello che stava nel mio palmo di mano. 


Allora l'entità con cui avevo avuto un contatto cercò di saltarmi addosso e io percepii questo comportamento come un atto di aggressione perché io iniziai a dire: - No! no! - ma quell'entità continuava imperterrita i suoi assalti, ma era davvero piccola e ad un certo punto io mi sottrassi all'attacco, scesi in fretta dal letto e uscii dalla stanza, piantando in asso tutti quanti, sia la sfera blu che il resto della sua compagnia. Non mi seguirono.


Quel giorno però e anche quelli successivi mi sentii proprio "presa di mira". Più che veri atti di violenza, si trattava di sorta di dispetti, ma maligni. 


Quelle entità parevano volermi esasperare. Quando stavo in camera mia mi sentivo osservata e a volte (sarà stata una mia impressione, non lo so) persino derisa. Mi sentivo tirare per i vestiti, tirare i capelli. Qualcuno muoveva coperte e lenzuola quando cercavo di addormentarmi o cercava di muovere persino il letto. 


Potevano, entro certi limiti, spostare oggetti fisici, perché aprirono improvvisamente un'anta del mio armadio e rovesciarono a terra rapidamente più vestiti che poterono. 


Una sera che ero in cucina riuscirono a colpirmi lanciandomi contro un pezzo di... zucchino, visto che stavo tagliando delle zucchine. Fa ridere a leggerlo così e a pensarci, ma è successo veramente e devo dire che quando un pezzo di zucchino crudo ti arriva addosso all'improvviso e a velocità sostenuta centrandoti quasi in un occhio non ti viene voglia di metterti a ridere per niente. Non ho mai pensato di avere doti di telecinesi (TK), erano loro, quelle entità eteriche malevole e dispettose, a muovere gli oggetti e cercare di colpirmi con essi.


Non erano però vere e proprie violenze quelle che subii. Non tentarono di uccidermi, ma era chiaro il loro intento dispettoso e malizioso nei miei confronti. D'accordo, non mi strangolarono nel sonno, ma non posso certo dire che mi vollero bene...


Erano esasperanti.


Mi resi conto che le altre persone non erano coinvolte, quella sotto attacco ero io e solo io. Tuttavia, una volta una bambina, nipote piccola della vicina di casa, bussò alla porta del mio appartamento per... chiedermi di andare in bagno (non funzionava quello della vicina, l'idraulico ci stava facendo dei lavori). La accompagnai dunque in bagno e aspettai sulle scale che uscisse. Lei poi (bambina di cinque o sei anni) volle entrare in camera mia per vedere le bambole. Sì perché io tenevo in camera, all'epoca, alcune bambole Barbie che avevo tenuto da quando ero piccola, ben vestite di tutto punto e pettinate. Erano tutte in fila sopra uno scaffale. La bambina ne era attratta.


Le permisi di entrare in camera mia ma dopo pochi minuti la piccola uscì per dirmi che "dei signori" (signori? vabbè, era una bambina educata e parlava così, chiamando "signori" oppure "signore" le persone che non conosceva e non sapeva come catalogare) volevano parlare con me.


Sorpresa dalle parole della bambina, entrai in camera a mia volta, solo per sentire le entità (saranno state quattro o cinque, non di più) sghignazzare spassosamente. 


La bambina non era spaventata dell'accaduto, ma era perplessa. Non so ora, a distanza di anni, se ricordi questo fatto (penso l'abbia rimosso non trovandovi alcuna logica, ma io ce la trovai io).


Fu interessante però notare che altre persone potevano percepire quello che percepivo io, ma non tutte le persone vi riuscivano. Si dice che i bambini siano più propensi ad avere percezioni extra sensoriali. Può darsi ma penso che dipenda dalla persona, che la sensitività sia individuale e variabile nel tempo, e che una persona recettiva abbia questo genere di percezioni sia da bambina che da adulta, mentre persone poco recettive non vivono questo tipo di esperienze percettive né quando sono piccoli né quando crescono.


Quelle entità erano buffe e dispettose, spassose e vagamente maligne. 


Più dispettose che altre, e la situazione, alla lunga, risultava logorante. Temendo che le cose potessero, anziché migliorare, peggiorare, decisi di tornare nel convento del frate presso cui mi ero confessata la prima volta...


...non ero però disposta a raccontare ai frati queste mie esperienze perché pensavo non mi avrebbero creduta. Tuttavia, ebbi un'idea: chiedere una benedizione. Vedevo che le persone chiedevano benedizioni individuali, o una preghiera per i loro problemi e allora lo feci pure io.


Non lo feci per superstizione, ma per fede, sperando in un piccolo aiuto "dall'alto" che non tardò ad arrivare.


Infatti, tornata a casa, mi venne l'idea di telefonare al parroco a chiedergli di venire a benedire le stanze in cui abitavo, specialmente la mia camera. 


Erano anni che quegli ambienti non venivano benedetti. Di certo lo stabile era stato benedetto, la casa intendo, ma chissà quando. 


Così cercai il numero di telefono del parroco, era in elenco, e telefonai. Non si meravigliò della richiesta, per lui era un'attività ordinaria andare a benedire le abitazioni.


Arrivò l'indomani all'ora stabilita con un aspersorio, recitò una breve preghiera e poi passò di stanza in stanza benedicendo e spargendo poche gocce d'acqua con l'aspersorio. 


Non mi aspettavo niente, era tutto così rapido e semplice, invece notai con rinnovato stupore un fenomeno strano. 


All'inizio pensai fosse polvere, che si fosse alzata della polvere grigiastra in strani cumuli allungati. Invece i cumuli, sollevati di almeno venti centimetri dal pavimento, assunsero forme che ricordavano vagamente quelle di serpenti, e scivolarono tutti quanti, uno dopo l'altro e in fretta, fuori da camera mia. 


Non vi tornarono più.


Pareva che la benedizione li avessi infastiditi al punto da rendere la mia stanza, come pure il resto dell'appartamento, un luogo per loro fastidioso e insopportabile.


Non raccontai al parroco di quello che avevo visto, non so se lui pure l'avesse percepito o soltanto io.


Decisi però che anzitutto non avrei mai più fatto cose che riguardavano quel genere di entità (niente magie, niente di niente) e poi avrei continuato ad avere quel minimo di fede e riconoscenza nell'aiuto del Cielo. Aiuto che ho sperimentato varie volte e in cui credo, per quanto ovviamente sia un aiuto ponderato e saggio, non un atto superstizioso e magico, non la soluzione pronta ai nostri problemi, ma un conforto e una luce preziosa per fare scelte accurate e positive, trovando sempre una via di luce e di speranza, di crescita e di integrità morale.


Vivo la fede come vivo le opere, nel senso che per me tutto deve tradursi in comportamenti veramente leali ed onesti, senza ipocrisia, senza pomposità, ma onesti e cordiali, questo sì.


Ho poi letto altre storie di vessazioni e mi sono resa conto di come a me le cose siano andate bene... ho letto infatti testimonianze di esperienze ben più pesanti, paurose e difficili da gestire. 


Vessazioni tali che una persona voleva suicidarsi, vessazioni per cui ci furono persone che pensarono di impazzire, che non riuscirono più a lavorare o studiare o sposarsi. Vessazioni che poi diventarono vere e proprie possessioni. 


Penso che la differenza di intensità dei fenomeni dipenda da una permissione divina o anche dalle scelte individuali, cioè dal fatto che una persona decida di rinunciare all'odio, all'egoismo e alla vendetta e vivere bene, con benevolenza verso tutti, dando e ricevendo amore, e non odio o invidia o rancore. 


E' una mia idea, probabilmente le variabili in gioco sono molteplici, ma penso che molto dipenda "dal cuore di una persona", dalle sue disposizioni, dalla sua fede e anche dall'amore di chi le sta intorno e dall'aiuto che riceve o non riceve, dalle parole sagge che le vengono o non le vengono rivolte, dalle benedizioni, dalla preghiera. 


Non serbo alcun rancore, nessuna paura, nessun odio. Penso che anzi l'amore e l'onestà siano e sempre saranno le "carte vincenti", insieme alla fiducia nell'aiuto di Dio. Che sempre aiuta, anche quando a noi ci pare che no, ma solo perché seguiamo sempre la nostra logica umana, che non sempre coincide con quella del Cielo. I modi e i tempi non li sappiamo, ma penso che ci è richiesto di fare la nostra parte. A volte basta poco per stare meglio o per risolvere una situazione, a volte ci vorrà più tempo, ma penso che ne valga la pena perché sono esperienze che insegnano, che aprono un varco e ci fanno capire che esiste qualcosa di più di quello che ordinariamente pensiamo esista. 


Io per esempio all'inizio, quando ero molto scettica e non volevo considerare niente di quello che pure percepivo, mi ripetevo, come un mantra, che le sole forze esistenti sono quella della fisica...le forze naturali. Invece ora penso che la Realtà sia più complessa, che vi siano forze che non conosciamo, che magari potenzialmente potremmo anche conoscere e studiare, e allora per noi quelle forze, quelle energie, sono preternaturali, eppure sono anch'esse esistenti. 


Esiste cioè molto più di quello che conosciamo o che abitualmente percepiamo.


Il messaggio che vorrei poter dare è comunque quello di perseguire vie di bene, di onestà intellettuale, integrità morale, etica e fede, e non farsi coinvolgere in pratiche pericolose perché potrebbe andare male, peggio di quello che ho avuto io. Il mio consiglio è quello di cercare le cose del Cielo perché sono le uniche valide, non quelle degli spiriti coinvolti nelle pratiche di magia, non quelle dei demoni cioè, atte solo ad ingannare o a dare l'illusione di avere o di fare qualcosa di buono o efficace, ma in realtà poi non è così. Il messaggio che vorrei dare è anche quello di non essere completamente scettici verso tutto ma lasciare un margine al dubbio e alla possibilità, senza però diventare creduloni, né superstiziosi, ma avere una fede semplice, ragionevole, saggia, senza pomposità, né fanatismi di sorta.